Palmer Champagne Grands Terroirs

Nuova referenza per la maison Palmer

La maison Palmer & Co, distribuita in Italia da Vino & Design, lancia sul mercato una nuova cuvée.

In realtà le cuvée sono due, ma appartengono alla stessa linea, del tutto nuova, chiamata Grands Terroirs. Queste due nuove etichette s'inseriscono alla perfezione nella voglia della maison di ricercare dai propri terroirs, e di conseguenza dai propri vini, solo e soltanto la qualità. Entrambi questi vini sono perciò espressione delle migliori uve provenienti dai vigneti classificati Premier Cru e Grand Cru di proprietà della maison.

Palmer Champagne Grands Terroirs 2015 e 2012

Due annate (2012 e 2015), tre vitigni, ma con prevalenza di Pinot Nero, provenienti come detto dai vigneti Premier Cru di Trépail, Villers Marmerà, Ludes, Chicgy-les-Roses e Rilly la Montagne. Le parcelle classificate Grand Cru invece arrivano da due dei migliori siti per il Pinot Nero come Verzenay, giacimento che assicura i Pinot Nero più complessi di tutta la regione, e Mailly. Per entrambi stesso dosaggio a 7 gr/litro.

Palmer Champagne Grands Terroirs 2012

Annata sfidante ma alla fine di qualità eccellente grazie al sole di agosto che ha portato i grappoli, specie quelli di Pinot Nero, a perfetta maturazione. Il lungo riposo sui lieviti, questo vino ha cominciato il processo di spumantizzazione nel maggio 2013, ha determinato un sorso in cui generosità fruttata e tensione salino-agrumata sono in perfetto equilibrio.

Palmer Champagne Grands Terroirs 2015

La metà del vino è composto da Pinot Noir. Un'annata eccezionale che tuttavia la maison ha deciso di rendere ancora più complessa grazie a un prolungato riposo sui lieviti del vino, messo in cantina nel giugno del 2016. L'assaggio rivela che la scelta è stata giusta, come dimostra un gusto fruttato, teso, ma al tempo stesso anche generoso, merito di evidenti sensazioni di frutta secca.


Delavenne Champagne

Una novità in casa Prémiere: Delavenne Champagne

Da 4 generazioni fanno champagne a Bouzy (comune classificato Grand Cru). Come ogni Récoltant Manipulant (RM) che si rispetti la cura che riservano ai loro vigneti è la più assidua e meticolosa e al tempo stesso la meno invasiva possibile (sono certificati organici dal 2020 e stanno sperimentando anche la biodinamica da diversi anni).

Vigneti Delavenne Champagne

I loro champagne provengono solo da villaggi classificati Grand Cru visto che i 9 ettari di proprietà sono sparsi tra Ambonnay, Bouzy e Cramant; da quest’ultimo villaggio ricavano i propri Chardonnay.

Come nascono i perlage Delavenne

In cantina ricorrono all’acciaio per la vinificazione, innescata da lieviti indigeni. La fermentazione malolattica viene evitata grazie al freddo e le permanenze sui lieviti sono lunghe. Il risultato sono champagne puri, diretti, in grado per altro di reggere lunghi invecchiamenti anche dopo la data di sboccatura. Il dosaggio, sempre contenuto (per gli champagne secchi non si superano i 9 gr/litro), viene ricavato da una liqueur ottenuta da metodo Solera che contiene vecchi millesimi della maison e zuccheri di canna proveniente dalle isole francesi oltreoceano.

Gli champagne di Delavenne sono una novità importata in esclusiva in Italia da Prémiere e saranno presentati, alla presenza dello stesso produttore, in anteprima alla Modena Champagne Experience 2021.


Dom Caudron

In champagne il vino è una cosa 'sacra'

In Champagne il vino è una religione. I vini della maison Dom Caudron nella Valle della Marna non sfuggono a questo principio, visto che le origini di quest'azienda, arrivata nei bicchieri di casa nostra grazie a Bolis (Società Excellence), ha a che fare con un prete: Aimé Caudron. Aimé infatti non si è mai occupato di vino sotto un profilo strettamente produttivo, quanto piuttosto del suo profilo 'consumistico' e soprattutto edonistico. Pare infatti che Aimé sia stato molto versato rispetto all'abbinamento proprio dello champagne.

Dom Caudron: l'azienda oggi

Sul finire degli anni ’20 Aimé Caudron inizia a supportare la produzione dello champagne della zona, unendo quei piccoli produttori che altrimenti avrebbero faticato, singolarmente, a valorizzare le proprie uve; specie quelle di Pinot Meunier, varietà più importante della Valle della Marna. La storia di questo gruppo di produttori è cominciata con una dozzina di ettari, oggi addirittura arrivati a quota 130, riferibili a una sessantina di piccoli produttori che continuano a fare vino con lo stesso spirito dei tempi di Dom Caudron. Questa maison ancora oggi per le proprie etichette punta diretto alla piacevolezza, in particolar modo quella che si ricava proprio dal Pinot Meunier.

La gamma vini Dom Caudron

La gamma dei vini di quest’azienda è ampia. Si va dai Blanc de Noirs solo Pinot Meunier, declinati nelle versioni Brut Predicition, Brut Epicurienne solo da vigne vecchie, alle cuvée Rosé, Cornaline che viene vinificato in fut de chene, fino alle selezioni Brut ed Extra Brut Sublimité (quest’ultimo con metodo Solera la cui prima annata parte addirittura dal 2013).

 


Henri Giraud Ay Grand Cru MV16

Cosa significa Ay Grand Cru MV16

Ay Grand Cru MV16 ovvero il nuovo champagne di Henri Giraud. Se la sigla Ay Grand Cru individua il comune di provenienza delle uve, con il numero 16 si fa riferimento all'annata su cui si basa questo champagne. Quello che non vedete in etichetta invece è il riferimento al savoir faire, davvero unico, di Henri Giraud. La maison, ancora oggi familiare, è stata fondata nella prima parte del 1600. Un po’ come accade per le radici di una pianta rispetto a un luogo, quando le origini di un'attività sono così lontane, e così familiari, non è possibile estirparle facilmente. Forse anche per questo la maison Giraud fa ancora champagne come faceva un tempo, senza tuttavia rinunciare a precisione produttiva e nitidezza gustativa.

La rivoluzione di Henri Giraud

L'Ay Grand Cru MV16 rappresenta realmente un ritorno alle origini dello champagne, visto che la maison ha coronato, in realtà il percorso è antecedente a questo 2016, il proprio sogno di ‘révolution nature’. Cosa significa? La maison ha abbandonato la vinificazione in acciaio, per passare esclusivamente a quella effettuata in legno e/o in anfora. Ancora prima degli aspetti produttivi questo Grand Cru Ay MV16 punta decisamente sul messaggio del terroir, ovvero il fatto di ricavare tutte le uve che lo compongono dal Grand Cru Ay. Questa scelta coincide anche con l'abbandono, ma solo in etichetta, della precedente dicitura: Fût de Chene.

La ricetta di questo Grand Cru Ay MV16

La ricetta di questo Ay Grand Cru MV16? Prima fermentazione in botti i cui legni sono ricavati dalla foresta delle Argonne, perché anche per il legno, come per la vite, il terroir è importante. Poi 4 anni sui lieviti. La 2016, come detto annata prevalente, viene completata da vini di riserva. Vista la ‘targa’ Ay in etichetta il vitigno che domina il blend è il Pinot Nero, completato da un 30% di Chardonnay. Come è questo Henri Giraud Ay Grand Cru MV16? Meglio dargli un po’ di bottiglia, ma il suo tratto distintivo è quello che fa riferimento a una potenza controllata. Gli champagne di Henri Giraud, compreso questo nuovissimo Grand Gru Ay MV16, sono importati in Italia da Ghilardi Selezioni.

 


Bruno Paillard Millesimato 2012

Il nuovo millesimato di Bruno Paillard

Dell’annata 2012 si è detto ormai tutto. In tanti l’hanno già prodotta, Ai numerosi interpreti si aggiunge anche un’altra maison, e che maison, Bruno Paillard. Quest'azienda  è uscita da poco sul mercato con il suo nuovo millesimato: il 2012. Per chi non si fosse ancora fatto un’idea sull’annata, dovete sapere che la parola d’ordine della 2012 è: intensità.

Annata 2012: l'andamento

L’inverno mite ha preceduto un mese, quello di febbraio, davvero freddo. Le temperature, in alcuni casi anche al di sotto dei 20°, hanno fatto battere i denti a piante e produttori, ma nel caso di questi ultimi per la paura di perdere il raccolto. Il clima freddo e piovoso ha caratterizzato il meteo della regione fino all’estate. Il sereno, in alcune aree accompagnato da abbondanti dosi di sole, ha contraddistinto il meteo fino alla vendemmia.

Bruno Paillard Millesimato 2012: il vino

Risultato? Poca uva, ma di qualità super. In queste condizioni Bruno Paillard, importato in Italia da Cuzziol Grandivini (Società Excellence), ha realizzato un grande millesimato. In questo millesimato troverete comunque tutto il savoir faire produttivo di Bruno e Alice Paillard, caratterizzato innanzitutto da uve provenienti da 8 terroirs. Il resto della ‘ricetta’ di questo vino si compone per il 60% di Pinot Nero e per il 40% di Chardonnay. Il 20% della massa viene vinificato in legno. Dopo 8 anni, avete letto bene, avviene la sboccatura, seguita da un dosaggio Extra Brut. In bocca il Bruno Paillard millesima 2012 materializza il carattere principale di quest'annata, ovvero l'intensità, risultando perciò preciso, energico, ricco di succo, ma anche di materia.


De Venoge Louis XV 2012 Blanc e Rosé

De Venoge Louis XV 2012 Blanc e Rosé

De Venoge Louis XV 2012 esce in questa estate 2021 in due versioni: blanc e rosé. Il catalogo di Première, storico importatore modenese specializzato in bollicine (membro Società Excellence), sfodera due assi dalla manica in fatto di perlage transalpini. Il valore di questi due champagne, come detto un bianco e un rosato, si deve a diversi fattori. Innanzitutto il nome.

Un re di Francia per una maison di origini svizzere

Questa referenza prodotta dalla maison fondata nel 1837 dallo svizzero Henri-Marc de Venoge, prende il nome del famoso monarca francese: Luigi XV. Fu proprio questo re a permettere il trasporto dello champagne in bottiglia. Un gesto rivoluzionario, visto che in precedenza si riteneva che il vetro fosse troppo pericoloso per il trasporto di questa tipologia di vino. Questa concessione dal parte di Luigi XV consentì poi  o ai vini della regione di mantenere il perlage, di fatto uno degli elementi più caratterizzanti della tipologia.

Come nasce la cuvée de prestige di De Venoge

L’eccellenza delle due versioni, come detto blanc e rosé, viene poi ribadita dall’annata. Per entrambe queste due cuvée de prestige il millesimo è il 2012. Annata difficile, ma molto buona, che per questi due champagne di De Venoge si arricchisce di solo uve Grand Cru e di un riposo sui lieviti davvero lungo (almeno 8 anni). Il dosaggio contenuto mira ovviamente a valorizzare la purezza del vino.

De Venoge Louis XV Blanc 2012

La versione blanc, quindi bianca, della cuvée de prestige di De Venoge manifesta un gusto cesellato, preciso e deciso. In tanta complessità di sensazioni, quelle che hanno una 'voce' più squillante sono quelle legate agli agrumi, contrapposte a morbidezze di mandorle. Completano il sorso richiami speziati e piccanti di pepe bianco, oltre alla classica e trascinante sapidità dello champagne.

De Venoge Louis XV Rosé 2012

Qui la dimensione orizzontale esce maggiormente fuori soprattutto per il carattere più polposo, e vinoso, che il sorso acquisisce dal mescolare vino bianco e rosso (10% di Pinot Nero di Bouzy) così da ottenere un rosato buccia di cipolla brillante. Profuma di agrumi e frutti rossi. Tutto si manifesta e nulla prevale sul resto. Anche in bocca è l'equilibrio a farla da padrone. Qui tuttavia oltre alla classica sapidità si aggiungono altre sensazioni fruttate che ricordano la pesca e la scorza di mandarino.


Champagne Albert Lebrun è anche bio

Da oggi lo champagne di Albert Lebrun è anche bio

La maison Albert Lebrun, importata in Italia da Premium Wine Selection, da oggi è anche bio. Facendo un passo indietro, molto indietro visto che le origini di questa cantina arrivano fino alla seconda metà dell’800, bisogna dire che i vigneti di questa maison sono sempre stati curati al meglio, anche perché in gran parte sono classificati come Grand Cru.

Da una presa di coscienza che il valore del frutto debba essere determinato anche dalla naturalità di gestione del vigneto, arriva il primo champagne bio di questa maison. Con la dicitura bio molto spesso si guarda alla salute delle uve e dell luogo da dove queste sono ricavate. Albert Lebrun tuttavia ha deciso di andare oltre con il suo Champagne Bio Brut

Il Bio secondo la Maison Albert Lebrun

Non si tratta solo dello champagne in sé, comunque ricavato esclusivamente da uve Pinot Meunier coltivate in organico nella Vallée de la Marne. Per essere davvero bio la maison ha preteso che anche la confezione fosse eco-friendly. Anche l’etichetta di questo champagne è realizzata con il 15% di materiale di scarto della vinificazione, per il 40% di carta riciclata e per il 45% di carta proveniente da foreste FSC. Come è? Piacevole e mai evanescente, grazie a un bel ventaglio di sensazioni che vanno dai frutti rossi sino al rabarbaro. Non manca la classica sapidità che accompagna il sorso lungo tutta la sua lunghezza.


Tarlant la Lutétienne Brut Nature 2005

Da dove arriva lo stile della maison Tarlant

La maison Tarlant, bottega artigiana con poco meno di 10 ha tra Pinot Nero, Pinot Meunier e Fromenteau (antica varietà) e poco più di 4 ha in quanto a varietà bianche coltivabili in Champagne, ha in gamma un’etichetta chiamata Tarlant la Lutétienne Brut Nature uscita da poco con l'annata 2005. Prima dell’etichetta bisogna comunque far capire quale è lo stile Tarlant.

Di cosa è composto lo stile della maison Tarlant

Uno caratterizzato dalla volontà, anche se in questo caso bisognerebbe parlare di esigenza vera e propria, di far esprimere al meglio la vigna. In cantina Benoît e Melanie Tarlant fanno gli champagne praticamente con lo stesso approccio delle dodici generazioni prima di loro: fermentazioni spontanee, utilizzo di legno solo per citare alcuni aspetti dello stile di cantina di Tarlant. La gamma della maison di Oueilly è perciò molto personale, anche perché spesso caratterizzata da varietà dimenticate, ma ancora orgogliosamente vinificate da Tarlant.

 

Tarlant la Lutétienne Brut Nature 2005

La nuova etichetta della cantina importata da Teatro del Vino, membro di Società Excellence, è un vino composto in prevalenza da Chardonnay (80%). In vinificazione ritroviamo tutto il savoir fare antico di Tarlant con barriques, no malolattica, filtrazione free e ben 13 anni sui lieviti. Il risultato è un vino stratificato, a tratti spesso nel senso di denso anche se una beva succosa non gli fa mai perdere lo slancio, nonostante il millesimo caldo.